Dell’inverno (e del sagittario ♐)

inve

Immagine: libretto di istruzioni del fornetto elettrico

Parole: libri vari di letteratura e scienze

In questi giorni che fa freddo ho notato una cosa.

Sapevo già che mi piace avere i piedi sempre caldi, sarà perché sono anemica, ma sono proprio fissata. Basta che stia ferma un momento e si gelano, quindi ho una vasta gamma di calzettoni, Warmies (i peluches termici ripieni di semini da scaldare al microonde, o sacchettini di cotone fatti in casa col riso tostato) e scaldini vari…

Ma ho notato quest’altra cosa, pochi giorni fa mentre ero seduta in macchina: cioè che al contrario mi piace anche avere la testa fresca. Ma non tutta la testa, anzi, soffrendo di cervicale ci tengo a tenerla al caldo come tutto il corpo, ma la parte proprio in alto della testa, la zona della fontanella, mi piace se è al freddo. Infatti difficilmente indosso il cappello, e se lo faccio poi mi dà fastidio.

Ci facevo caso perché per il troppo riscaldamento avevo caldo, e mi piaceva tenere di pochissimo il finestrino abbassato solo al livello della testa in alto.

Piedi caldi e testa fresca. Allora mi sono immaginata a testa in giù, e ho pensato ai piedi come alla porta della terra e della morte, e alla testa come alla porta del cielo e dell’origine.

Mi viene in mente anche un’immagine che mi è sempre piaciuta tanto -forse la mia preferita in assoluto-, che era nel libro per ragazzi “Folklore” della Disney (ora l’ho staccata e incorniciata insieme ad un’altra affine): quella del sagittario che lancia la freccia nel cielo notturno, come c’è in uno spezzone di Fantasia (l’ho allegata in fondo).

Il sagittario è il mio segno (domani poi è il mio compleanno 🍰), e anche se non mi rivedo al 100% nelle caratteristiche del segno (credo ci siano delle influenze dall’ascendente scorpione🦂) mi piace tanto, perché mi ricorda e ispira i miei pensieri sul destino.

Per me il destino è semplicemente “tutto ciò che è”, caso e scelte comprese. Mi fa sentire protetta, ma non nel senso di invincibile, ma nel senso di “ciò che dovrà essere vissuto e compiuto, sarà fatto. Succederà. In qualche modo lo farò, troverò la strada”.

Questo pensiero mi dà forza, sia nel vivere che nell’accettare le difficoltà (credo che l’accettazione non sia un atto passivo, ma il primo vero atto concreto); perché in questo grande disegno trovo abbiano anch’esse collocazione e senso, come ad essere parte giusta del destino, della preparazione e della costituzione degli esiti migliori.

23 Comments

    1. Ahah anche per me è così!! 😂😂 poi magari se c’è molto vento metto il cappuccio del cappotto appunto, o della felpa, ma sono leggeri… i cappelli pesanti non li reggo! Poi mi stortano gli occhiali e rovinano la frangia 😅
      Poi magari ai piedi metto delle pecore intere xD

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    1. Grazie mille!!! 😊💖
      Le ho chiare ma non credo siano la verità assoluta… ma semplicemente la mia, quella che preferisco tra le possibili, che sento più bella e vera. Tanto quella assoluta o non esiste o se esiste non la sapremo mai 😊😁 che poi per me se il destino coincide col caso è una teoria che include tutto 😅

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