La neve interiore (la bolla)

nevesil

Immagine: dai fascicoli ritagliabili dell’enciclopedia “Il libro delle mie ricerche”
Parole: da libri vari di letteratura e scienze.

A volte quando penso alla vita immagino di camminare in una pianura sconfinata, come un deserto o una distesa di neve. Di vagare e vagare senza meta. Ma non so nemmeno dove sono, perché tutt’intorno c’è un buio completo, pesto, nero. Vedo solo vagamente le mie scarpe, perché ho in mano un piccolo lume, come una candela, ma il nero è troppo fitto per vedere altro.

E cammino e cammino, all’infinito. A volte immagino di trovare un lumicino dentro a una minuscola casa, un lumicino arancione, e solo di quella luce la casa si mostra vagamente. Ma è un’immaginazione più aggiuntiva che reale, e comunque potrebbe essere una casetta malvagia, non è detto che sia un posto accogliente.
Ma non c’è né freddo né caldo, solo il vagare e vagare. Come nei quadri di Jakub Schikaneder, con le case soffuse vecchie, e le vecchie che camminano nell’ombra.

Uno dei miei pensieri più cupi è quello sulle ere della vita. Se penso all’infanzia mi colpisce quanto sia un’epoca ormai sepolta, in un’altra dimensione temporale, nemmeno trascorsa, ma come proprio a sé stante, come una bolla.

Poi penso alle ere di mezzo, ancora sbiadite, meno nette nel ricordo; ma soprattutto penso all’era presente, e penso che diventerà per forza, prima o poi, un’era passata, sepolta, se andrò a invecchiare. Quindi tutte le cose che mi piacciono ora e che vivo le sento fragilmente costrette a questa legge, tanto che mi viene da nominarle il meno possibile.

Ma so che l’unica scelta è accettare questo, perché non posso farci nulla, nessuna supplica o capriccio potrebbe funzionare. Voglio provare a vederne la poesia, dato che non c’è che questo. E questo mi ricorda quel vagare dentro, come l’immagine del camminare nel deserto infinito.

 

30 Comments

  1. Capisco benissimo quella sensazione di cui parli, e suona come una forma di angoscia quando capisci che puoi andare solo avanti. Inevitabilmente avanti, e che tutto continua a correre frenetico anche se tu vorresti scendere e fermarti per un attimo. Ma non si puo’.

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  2. andare avanti è vedere quel dietro che è stato futuro, capirne e afferrarne l’essenza nel presente è appartenersi e in qualche modo sconfinare, provare quell’oltre che fa volare. Quel senso mistico e splendido di essere vivi non sempre ha necessità di misura! E se alla fine vivere di ricordi è l’unico modo per rappresentare il tempo allora ben vengano, e non mi farò sconfiggere dagli anni, vorrò essere, amando di ogni cosa l’essenza. Un sorriso, una lacrima, una foglia caduta o nel vento impressionando anche i contorni, le messe a fuoco saranno le mie sole cadenze. Carpe diem, nell’accezione più alta del significato, cogliendo l’attimo -vivendo il presente- non chiudendo per questo al passato. Non credo sarebbe poi così bello vivere sempre lo stesso “giorno” per paura che diventi ieri. Siamo fatti per trascorrere, non esiste modo d’interrompere questo orologio, ma forse caricarlo di significati renderebbe più agevole ogni senso.

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  3. “Voglio provare a vederne la poesia, dato che non c’è che questo” che meraviglia… mi sono immaginata il mio vagare, il mio cammino… e mi sono detta che però io forse una capatina a quelle case di cui si vede il lumicino arancione l’avrei fatto… chissà se dentro sarebbero state anche loro deserte… 🙂

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    1. Grazie mille del commento, è bellissimo! *_*
      Chi lo sa? A me d’istinto verrebbe da immaginarle piene di cose come potrebbe essere una casa di gnomi! Magari senza però dentro nessuno! Caos contrapposto al vuoto intorno ^_^

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  4. … vagare dentro, io me lo sono proposto come obiettivo e mi piace questa sintonia con ciò che scrivi. L’infanzia poi… cosa darei per recuperare i miei primi dieci anni di vita, dato che a soli 11 anni mio padre decise di mettermi in collegio milanese (quello delle Orsoline di via Lanzone) lontana da tutto il mio mondo, a quasi 900 km di distanza da casa mia! Una frattura che mi pesa ancora oggi e chissà se riuscirò a scriverne qualcosa un giorno…

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    1. Ciao!! Che bel commento, grazie *-*
      È interessantissima la tua storia, chissà di quanti racconti e particolari potresti scrivere! Sicuramente anche se magari potendo scegliere non lo rifaresti, ti ha anche arricchita tanto… percui sarà già dentro a ogni cosa che scrivi o sei… ma merita un racconto di certo, magari anche per lenire la frattura 🙂

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  5. Il tempo che trascorre, legge inesorabile. Vale la pena goderci appieno ciò che abbiamo nel presente, cercando di trovare il bello anche là dove all’apparenza sembra non esistere . È l’unica risposta, a mio avviso.

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