La porta

C’è una piccola porta dentro di me. Non so esattamente dove sia, ma so che è da qualche parte nei corridoi del cervello. La moquette è color carta da zucchero. Non sempre questa porta la posso vedere, se sono troppo impegnata a osservare il mondo fuori me ne dimentico.

Eppure gli è strettamente collegata, perché c’è un passaggio segreto, come un minuscolo tunnel dove passano la luce e le immagini, come quando si è al cinema. In quella stanza c’è il filtro della mia visione.

Ma soprattutto, in quella stanza c’è una piccola me, la mia bambina interiore. Ha circa otto anni, ma non ha una vera forma. È come di gelatina, incorporea. Di me ha forse solo la silhouette, quando è più ferma.

Lei è quella che percepisce il mondo per me, anche se io non me ne accorgo, e anche quando non voglio e la mia visione non corrisponde con la sua. Oggi nella stanza c’è vento freddo, ci sono le finestre aperte.

Poi ci sono dei mobili marroni, gli stessi che un tempo osservavo camminando per la casa ed erano alti come me, quando ancora non formulavo pensieri. Ero io stessa quella bambina, senza la scissione della consapevolezza.

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Ora vorrei solo comunicarci, non so. Provo.
Piange spesso, e comunque è sempre agitata, preoccupata, all’erta. Come se ci potesse essere un pericolo da un momento all’altro. Sempre. È stanca, sfinita.

A volte corre in tondo, altre sta seduta in un angolo. Non ha una vera faccia definita, solo gli occhi come due piccoli pozzi neri, che vedono da quel tunnel che dicevo. Guardano dentro, guardando fuori. È un po’ azzurrina, come se non avesse mai visto il sole. Ma se è come di gelatina forse è per quello.

Perché hai paura? –
Non lo so! –
Ma… –
Dove sei? –
Anche se non mi vedi, sono io –
Io chi? –
Te, la versione fuori –
È molto pericoloso fuori –
Lo so, me lo dici sempre tu. Anzi, tu non dici niente, ma me lo fai capire tramite il mal di pancia, o il mal di stomaco –
Ma non ho ragione? –
Certo, sono come te –
E allora perché mi rompi? –
Per niente. So che non c’è soluzione –
Ah, ecco. –
Però, visto che sei sempre agitata, pensavo di distrarti un po’ –
Come? –
Se io immagino delle cose belle, tu vai a fare un giro in posti belli e ti distrai un po’ –
Ma ogni posto è pericoloso –
Quei posti no, perché non esistono –
Boh… –
Facciamo una prova –
Ok –
Ora ascoltami…

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Vedi in fondo al muro a nord? C’è un tombino nero, con la maniglia. Erano quelli che si usavano una volta per buttare la spazzatura in cantina. Gli lanciavi dentro i sacchetti e scendevano. Ma ora non si usano più… prova a aprirlo.

C’è tanto muschio che dà su uno strano giardino, molto piccolo. Per terra è tutto ricoperto di muschio, ma è asciutto. Puoi sederti. Poi tu tanto non hai il corpo veramente, quindi non ti bagni. Ma se vuoi puoi immaginare l’aria umida, e sentirla. I confini di questo giardino sono tutti fatti da siepi fitte. Non c’è il sole.

Puoi andare un po’ lì quando vuoi. Ci sono delle pietre chiare e lisce, puoi sederti. Questo giardino è immaginario, e quindi non può morire. È per sempre, ci sarà sempre, quando lo immagini. Basta che ci vai quando vuoi.

E anche tu sei immaginaria, in un certo senso, e non puoi morire. Non sei mai nata davvero, non hai un corpo vero. Non morirai mai. Allora perché ti preoccupi della vita fuori che vivo io, anche se in parte sei me, perché sai che finirà tutto?
Anche io ci penso sempre, perché è l’unica cosa sicura al mondo. Non è sbagliato pensarlo. Da una parte non è forse meglio che finirà, visto che è così faticoso?

Magari muoio anch’io che non ho il corpo, quando muori tu –
Forse sì. Ma intanto tu il corpo non ce l’hai. Non hai dolori, necessità, doveri, niente. Puoi essere più facilmente felice, quando vuoi –
Ma come faccio a essere felice, se moriremo? –
Non devi per forza essere felice. Puoi non avere paura –

(No)-

Le aggiunte visive sono foto di foto che avevo fatto negli anni del liceo, con candeline messe a galleggiare nella vasca.

Aggiunta musicale: A Perfect Circle – Pet

Questo è il terzo degli scritti apocalittici che ho partorito all’inizio di quest’estate. Doveva essere un progetto più lungo, dove tornavo nella stanza e cambiava lo scenario di volta in volta, ma ho preferito lasciarlo così.

95 Comments

  1. nel tuo scritto hai circostanziato la bambina che è in te, dandole un luogo e un tempo.
    credo che ognuno di noi mantenga dentro di se il bambino che è stato. i più fortunati con gli annni non lo censurano e gli lasciano la capacità di riportarci a quello stato di grazia

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  2. Atto:la porta atropa lotta
    Ne viene fuori un palindromo che è tutto dire visto che l’atropa è una pianta (belladonna) il cui nome deriva da Atropo che era il nome (in greco: Ἄ-τροπος, cioè in nessun modo, l’immutabile, l’inevitabile) di una delle tre Moire che, nella mitologia greca, taglia il filo della vita.
    Post e palindromi allegri eh?!😬😈😛

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      1. Mmmm … allucinazioni schizoidi? 😂😂😂😂😂 sai che scherzo, mi è piaciuto molto il post, l’introspezione così meticolosa non è da tutti, occorre una maturità profonda che tu hai nonostante la tua giovane età

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      2. Sìì lo so che scherzi, e mi diverte un sacco! xD ❤
        Wow grazie mille *_*
        Sì è vero, sono maturata di testa molto presto, troppo anzi, perché ciò ha anche avuto risvolti negativi che mi porto ancora dietro… ma ogni tipo di sviluppo e carattere ha pro e contro inevitabilmente! 🙂

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  3. Anch’io cerco il “me” interiore giovane, lo cerco spesso, ed altrettanto spesso affiora.
    Mi solleva l’animo, perché mi fa vedere il mondo con occhi differenti, mi dona più leggerezza e più ottimismo. Spero di avere sempre la possibilità di interagire con lui, anche con l’avanzare degli anni.

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  4. Bello 😊
    Convivere con un inquilino non è sempre semplice ( questo in particolare poi ha pure l’usufrutto 😅) tocca venirsi incontro 😊

    Canzone approvo 😊 anche se preferisco “the Noose” questa è più adatta

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      1. 😊
        Ogni tanto tocca 😅

        Ho i primi due cd:
        thirteenth step è un gran bel album 😊
        Mer de moms lo trovo più altalenante, ma sempre godibile 😊
        L’ultimo non l’ho ancora ascoltato, son rimasto indietro 😅

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      2. Esatto! 😀
        Te lo consiglio Eat the Elephant, o anche solo alcune tracce come Talk Talk, Delicious e So long and thanks for all the fish ispirato da Guida Galattica!
        Maynard è geniale *_*
        Poi è stupendo anche il loro live at Red Rocks, rendono ancora di più dal vivo °_°

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      3. Sììì io li ho scoperti tardi e sto soffrendo da meno tempo 😂😂😅
        Non vedo l’ora, sarà di 85 minuti e sole 7 tracce! Quindi attendo anche pezzoni lunghi e allucinati tipo Third Eye e Rosetta Stoned 😍

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      4. Solitamente, in generale non solo per i tool, è così anche per me; le canzoni che rimangono son quelle che mi prendono un po’ alla volta
        Le canzoni che mi colpiscono subito solitamente sono… effimere 😁

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  5. C’è una meditazione che faccio poco, perchè ogni volta mi turba quello che posso vedere… tante porte, tante immagini del mio passato e dettagli che vengono alla luce con la distanza del tempo.. ci vuole coraggio, a guardare con quegli occhi, ad ascoltare quella voce… a te, viene più facile che a me…

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    1. Grazie! *_*
      Sicuramente anche per me sarebbe difficile, queste che ho scritto sono più che altro fantasie e immaginazioni, pur tenendo vero il senso alla base… ma come meditazione vera sarebbe probabilmente diverso!

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  6. ma che birichina quella creaturina!! …. un po’ troppo in disparte, perchè non catapultarla in una dimensione eccezionalmente concorrenziale, un bel Barbie’s Contest!!????!!??? …. senza volere nella poesiola di oggi potrebbe esserci un suggerimento per la creatura azzurrina 😉 🙂 🙂 🎷🎺🎻🏋🤸🚴🍾🥂

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