Passeggiata deserta

Qualche giorno fa ho fatto una passeggiata breve.

C’erano pochissime persone in giro, e tanti oggetti abbandonati.

Allora ho fatto più foto del solito.

C’erano:

cerchietti di cartone verde acqua;

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uno strano cartello – il verbo cancellato cosa sarà? Si presta a diverse interpretazioni!

E solo io ho sempre trovato scortese l’espressione “per cortesia”?

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Berretto topolino (ringrazio Ysingrinus per avermi insegnato la differenza tra cappello e berretto – ho detto giusto stavolta?);

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altro biglietto – notare il lombardo “prestinaia”

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Un carrello, ovviamente;

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materiale tecnologico non riconosciuto;

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strano pon-pon fuxia che sembra un animaletto;

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e infine quest’angolo cieco che ho già notato spesso ma mai fotografato bene.

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Mi piacciono sempre gli angoli, con le loro tre dimensioni che aprono mondi.

76 Comments

  1. Io avevo interpretato “dove cacano i miei figli”, ma a Milano dite “cagano” per cui potrebbe essere “giocano”: una lotta per il territorio finché che i pon pon fuxia non prenderanno possesso di tutto il pianeta.

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  2. Poesia urban decadente, così magica. Ho capito che i cani non possano urinare, ma i cavalli? Comunque sono convinto che hai una calamita incorporata per i carrelli, non si spiega come mai tu ne riesca a trovare così tanti abbandonati. Oppure sono loro che sanno che passi e si fanno trovare, consapevoli della tua generosa misericordia.
    P.S. evviva il prestinè.

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    1. Grazie! 😍
      Qui non vedo mai cavalli… Ma carrelli!
      Sono davvero ovunque, anche perché pur uscendo poco li becco sempre!
      È proprio carrellolandia qui, un mix magico di: centri commerciali, persone ferine\artisti di strada inconsapevoli, mood di periferia 😅

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  3. esiste una teoria che descrive uno spazio multidimensionale a base tre, come le dimensioni d un angolo di strada
    sarebbe un mondo in cui chiedersi “cosa c’è dietro l’angolo” sarebbe inutile

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      1. non ricordo più il nome preciso
        fa parte di quella parte della fisica quantisitica che esplora l’universo delle particelle
        ricordo il termine “sistema” e non altro

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      1. Ah ok, quelli tipo Borsalino o da cowboy insomma escludendo i cilindri che a parte Paperon de Paperoni non usa più nessuno! Quindi invece la coppola e i per l’appunto berretti stile baseball (in effetti i berretti verdi dei marines…) sono berretti! 😀

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  4. Questo tuo post mi ha fatto pensare a un romanzo di mio fratello Maurizio (Un assistente inaffidabile, Bollati Boringhieri, 1992) in cui il protagonista lavora per un’agenzia letteraria. Il suo compito è scrivere un romanzo seguendo rigorosamente una delle metodologie proposte dall’agenzia stessa. Il metodo che sceglie consiste nell’andare in giro per la periferia della città a raccogliere gli oggetti che trova per terra, metterli in una busta e successivamente usarli per scrivere un racconto…

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    1. Ma che bello! *_* Io poi lo faccio davvero: li raccolgo e colleziono, o almeno i più belli che trovo!
      Ma non ho il tipo di fantasia da poterne scrivere racconti, ci avevo pensato ma non riesco… mi limito a catalogarli!
      L’idea del libro di tuo fratello è fantastica! *___*

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